LA CALABRIA
DEI BIZANTINI




Scegliere un tema che possa rendere significativo un viaggio attraverso la regione Calabria è molto difficile: non tanto per il numero delle popolazioni che si sono avvicendate sul suo territorio (dalle popolazioni di ceppo iberico-ligure alla colonizzazione greca, iniziata nell'VIII sec. a.C., per arrivare alla occupazione da parte dei Bruzi ed alla conquista romana del 130 a.C., seguita da quella Longobarda e Saracena, Bizantina, Normanna e chi più ne ha.....) quanto per le modificazioni che ogni civiltà ha operato sulle preesistenti ed ha subìto a sua volta. Furono i Bizantini, tuttavia, dopo la caduta dell'Impero d'Occidente a mantenere unita la Calabria ed a darle il nome attuale. Sempre i Bizantini la liberarono nel 885 d.C. dagli insediamenti Longobardi e Saraceni e le assicurarono un certo benessere e progresso grazie soprattutto al monachesimo basiliano i resti della cui attività sono oggetto del nostro viaggio.

Capitale bizantina e centro più importante della Calabria di allora è Rossano, in provincia di Cosenza. Situata alle pendici della Sila Greca a 275 m. d'altitudine ed ad una decina di chilometri dal mare Ionio, Rossano è raggiungibile dalla Autostrada A3 dall'uscita per Sibari. Dopo circa 25 chilometri sulla statale 534 si raggiungono gli importanti scavi archeologici dell'antica città greca di Sibari, solo in parte recuperata allo studio ed all'ammirazione degli archeologi e dei turisti. Continuando sulla litoranea 106r, dopo circa 26 chilometri, si giunge al bivio per Rossano.

Vero tesoro della città è il CODICE PURPUREO ROSSANESE. Risalente al VI° secolo e proveniente dalla Sira è composto da 188 fogli di finissima pergamena dipinta di porpora. E' un Evangelario ed è considerato il cimelio più prezioso e venerando di tutta la Calabria. Il Codice è custodito nel Museo Diocesano d'Arte Sacra presso il Palazzo Arcivescovile insieme a numerosi reperti di varie epoche fra i quali lo specchio greco in bronzo risalente al V° secolo a.C. Altre attrattive di Rossano sono i ruderi del monastero del Patir, la chiesa della Panagia, e la chiesa di S. Marco entrambi del sec. X - XI. Nei pressi dell'abitato si può ammirare, adagiata su una cima di 700 metri d'altitudine, la chiesa di S. Maria del Patir, antico monastero dell'XI secolo dalla quale si gode un bellissimo panorama sulla piana di Sibari e sul mare.

Lasciata Rossano e percorsi circa 60 chilometri sulla litoranea 106, una piacevole sosta ci è offerta dal paese di Cirò, patria dell'omonimo famoso vino rosso e dall'incantevole costa di Cirò Marina in prossimità di Punta Alice.

Tornando alla nostra ricerca dei reperti bizantini ci spostiamo, sempre sulla litoranea, di altri 20 chilometri per giungere al bivio con la statale 107 dalla quale, dopo circa 8 chilometri, si raggiunge S. Severina. Posta a 326 metri di quota la cittadina domina la valle del fiume Neto e conserva la chiesa, più propriamente bizantina, di Santa Filomena.

Lasciata S. Severina e ripresa la litoranea, si raggiunge, dopo circa 90 chilometri,Soverato, famoso per il mare limpidissimo e la spiaggia bianca, luogo ideale per una sosta di relax.

Una cinquantina di chilometri ci separa da Monasterace Marina, a 15 chilometri da Stilo, nostra prossima tappa. Anche questo centro si trova a 400 metri d'altitudine ma a ridosso della cima del monte Consolino di 701 metri. Le chiese di La Cattolica e di S. Giovanni Vecchio sono tra gli esempi più significativi della attività del monachesimo basiliano in Calabria. Di particolare rilievo la prima, La Cattolica: costruita su un piccolo spiazzo è di dimensioni minuscole, basti pensare che la sua pianta è di m. 6X6. Sulla struttura cubica in mattoni si alzano a ogni lato quattro cupole con al centro una quinta. Le cupole sono finestrate, con bifore nella cupola centrale. La chiesa è provvista di tre absidi, disposti ad oriente, con volte sorrette da colonne di marmo che, secondo la leggenda, sarebbero state portate lì dalle donne, sorrette da una forza divina che le mise in grado di trasferire quell'enorme peso da un tempio pagano ad uno cristiano.

Ultima tappa del nostro itinerario è Gerace, a circa 40 chilometri da Stilo. In questa cittadina, dalle caratteristiche case basse e stradine tortuose marcamente medievali, notevoli i resti delle porte che immettevano nei diversi quartieri, attraverso le testimonianze rappresentate dalla chiesa di S. Giovannello, tipicamente bizantina e dalla maestosa Cattedrale (75 metri per 26 di pianta), probabilmente di origine bizantina, sicuramente ristrutturata in periodo normanno, è possibile un raffronto diretto fra le due culture. Nel 1060, infatti, i Normanni completeranno la conquista della regione, inaugurando una nuova era e decretando il definitivo tramonto della cultura greco-bizantina in Calabria.

Valerio Chiezzi